Antitrust: maxi-multa da quasi 1 mld a sei big del petrolio per cartello sui biocarburanti
- SR
- 7 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust/AGCM) ha notificato una sanzione storica: 936,6 milioni di euro alle principali compagnie petrolifere operanti in Italia—Eni, Esso, IP, Q8, Saras e Tamoil—per intesa illecita sul prezzo della “componente bio” dei carburanti.
Questa decisione segna uno dei provvedimenti più pesanti nel settore energetico italiano, e pone domande importanti su trasparenza, concorrenza e responsabilità ambientale.
Cosa ha stabilito l’Antitrust
Secondo l’istruttoria, il cartello sarebbe stato attivo tra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2023.
Le accuse principali:
Le società coinvolte avrebbero coordinato indirettamente i valori della componente bio da applicare nei listini di benzina e diesel, riducendo la competizione effettiva.
Il meccanismo di coordinamento non sarebbe stato basato su accordi palesi e scritti, ma su scambi di informazioni e segnali di mercato (anche tramite riviste di settore) per “allineare” i prezzi.
Il prezzo della componente bio è passato da circa 20 €/m³ nel 2019 a circa 60 €/m³ nel 2023, una crescita tripla che, secondo l’Autorità, non può essere giustificata dalle dinamiche normali del mercato.
La sanzione è stata suddivisa tra le aziende coinvolte in base al grado di responsabilità attribuito:
Eni: ~ 336,2 milioni
Q8: ~ 172,6 milioni
IP: ~ 163,7 milioni
Esso: ~ 129,4 milioni
Tamoil: ~ 91,0 milioni
Saras: ~ 43,8 milioni
Le aziende coinvolte hanno già dichiarato l’intenzione di ricorrere contro il provvedimento, contestando le ricostruzioni dell’Autorità e ritenendo che l’azione normativa e i costi imposti abbiano influito sul meccanismo dei prezzi.
Impatti e riflessioni
1. Trasparenza, concorrenza e fiducia
Un cartello che agisce su una componente obbligatoria da legge – la “componente bio” – distorce non solo il libero mercato, ma anche la funzione “ambientale” che tale componente dovrebbe avere. Il fatto che attori dominanti possano coordinarsi per fissare prezzi produce un danno doppio: economico per i consumatori e reputazionale per la filiera energetica.
2. Effetti sui consumatori e sulla filiera
Pur trattandosi di centesimi per litro, l’accumulo negli anni ha comportato costi aggiuntivi consistenti per automobilisti, imprese di trasporto, attività logistiche e anche per chi lavora nella filiera distributiva.
3. Ruolo delle regole ambientali
La componente bio è introdotta per obblighi normativi volti a ridurre le emissioni e potenziare l’uso di biocarburanti. Se la sua determinazione diventa oggetto di comportamenti anticoncorrenziali, la finalità ambientale viene messa in crisi. Quindi la lotta al cartello diventa, simbolicamente, parte della battaglia più ampia per un sistema energetico più trasparente e sostenibile.
4. Precedenti e deterrenza
Questa multa imponente potrebbe rappresentare un deterrente forte per pratiche analoghe nei settori energetici, ma l’efficacia dipenderà anche dalla capacità delle autorità di monitoraggio e delle sanzioni di tradursi in riforme sistemiche.
Una nota positiva: opportunità per il cambiamento
In mezzo a questa vicenda carica di tensioni emerge anche una reale occasione di trasformazione.
Per il legislatore: rafforzare i controlli sui mercati energetici e rendere obbligatorie politiche di compliance vera, non solo formale.
Per le aziende: stimolo a rivedere strutture di governance, strategie di prezzo e approccio alle pratiche ambientali con maggiore rigore.
Per i consumatori e la società civile: è un momento di consapevolezza crescente: le politiche ambientali non possono essere usate come strumento di marketing quando le logiche di mercato vengono manipolate dietro le quinte.
Se la sanzione dell’Antitrust sarà confermata nei gradi successivi, resterà nella storia come un segnale forte del fatto che transizione energetica, ambiente e concorrenza devono camminare assieme, non in direzioni opposte.



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