Cina: la nuova frontiera della rendicontazione ESG – i Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS)
- SR
- 28 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Mentre l’Unione Europea avvia un processo di revisione e semplificazione delle proprie normative ESG attraverso il pacchetto “Omnibus”, la Cina compie un passo deciso verso la regolamentazione della sostenibilità aziendale con l’introduzione dei Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS).Il nuovo quadro normativo mira a definire un sistema nazionale unificato di rendicontazione di sostenibilità, fondato sulla doppia materialità, esteso all’intera catena del valore e con una roadmap di attuazione completa entro il 2030.
Il contesto europeo: la “fase di rallentamento” della CSRD
Nel 2025, la Commissione Europea ha presentato un pacchetto legislativo, noto come Omnibus, con l’obiettivo di “semplificare” gli obblighi previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).Le proposte attualmente in discussione includono:
la riduzione del numero di imprese obbligate alla rendicontazione;
la posticipazione delle scadenze di applicazione;
l’alleggerimento dei requisiti informativi, in particolare per le PMI e le imprese non-PIE.
Queste misure, se approvate, comporterebbero un rallentamento della piena operatività del sistema di reporting europeo e rischierebbero di creare uno scenario di asimmetria normativa rispetto ad altri mercati, come quello cinese.
Il modello cinese: la traiettoria dei CSDS
La Cina ha introdotto nel 2024 il Basic Standard dei CSDS, primo tassello di un sistema articolato che prevede:
Standard di base, applicabili trasversalmente a tutti i settori;
Standard tematici, incentrati su aree specifiche (ad esempio cambiamento climatico, risorse, governance);
Linee guida applicative, con raccomandazioni per settore e metodologie di rendicontazione.
L’obiettivo è rendere obbligatoria la pubblicazione del Sustainable Development Report entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, includendo:
la struttura di governance e la strategia di sostenibilità;
la gestione degli impatti ESG rilevanti;
indicatori e obiettivi su clima, economia circolare, anti-corruzione e risorse naturali.
L’intera attuazione del sistema sarà completata entro il 2030, con una fase iniziale pilota già attiva dal 2024.
I principi cardine della normativa CSDS
Doppia materialità: valutazione integrata degli impatti finanziari e socio-ambientali dell’impresa.
Catena del valore estesa: obbligo di considerare fornitori, distributori e partner lungo tutto il ciclo produttivo.
Perimetro dinamico: aggiornamento continuo della mappatura ESG in funzione di modifiche operative e di contesto.
Connettività con la contabilità: riconciliazione dei dati ESG con bilanci, costi, ricavi e indicatori patrimoniali.
Confronto tra CSDS e CSRD
Caratteristica | CSDS (Cina) | CSRD (Unione Europea) |
Focus principale | Doppia materialità | Doppia materialità |
Struttura | Standard di base + standard tematici | Informativa ESG completa |
Tempistica di attuazione | 2024–2030 | 2024–2028 |
Linee guida per settore | Specifiche e progressive | Applicazione trasversale |
Orientamento internazionale | Allineamento ISSB/IFRS, adattato al contesto cinese | Armonizzazione con ISSB e Green Deal |
Entrambi gli approcci promuovono trasparenza e responsabilità nella rendicontazione aziendale, ma la CSDS si distingue per l’ampiezza e la progressività, nonché per il forte orientamento alla integrazione dei dati ESG con la contabilità aziendale.
Implicazioni per le imprese europee
L’introduzione della CSDS avrà impatti significativi anche per le imprese europee che:
operano in Cina;
partecipano a catene di fornitura con partner cinesi;
esportano verso mercati regolati da standard internazionali convergenti.
Sfide principali:
doppia conformità (CSRD + CSDS);
costi aggiuntivi per la raccolta e la verifica dei dati;
adeguamento dei sistemi di governance e controllo interno.
Opportunità:
maggiore armonizzazione globale;
standardizzazione dei dati ESG lungo la supply chain;
rafforzamento della fiducia degli investitori e accesso facilitato ai mercati internazionali.
Raccomandazioni operative
Per anticipare i futuri obblighi, le imprese dovrebbero:
Mappare la catena del valore fino ai fornitori di secondo/terzo livello, identificando le aree di rischio ESG;
Integrare i dati ESG nei sistemi contabili, garantendo tracciabilità e riconciliazione;
Condurre una doppia materialità robusta, collegando rischi e opportunità ESG ai flussi economici e finanziari;
Pianificare la compliance “a prova di 2030”, in linea con gli standard CSDS e ISSB.
Mentre l’Europa riflette su un’eventuale semplificazione del proprio quadro normativo, la Cina definisce una traiettoria chiara e ambiziosa verso una rendicontazione di sostenibilità integrata e obbligatoria.Questo approccio rafforza il ruolo del Paese come nuovo polo regolatorio ESG e pone le imprese europee di fronte a una sfida strategica: non abbassare l’asticella, ma evolvere verso una gestione integrata e comparabile dei dati ESG.
In un contesto di convergenza (e competizione) normativa globale, la sostenibilità diventa sempre più un tema di competitività, governance e reputazione, non solo di compliance.



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