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Europa e Cina: due velocità opposte nella corsa alla sostenibilità

  • SR
  • 6 nov 2025
  • Tempo di lettura: 5 min
Europa e Cina: due velocità opposte nella corsa alla sostenibilità
Europa e Cina: due velocità opposte nella corsa alla sostenibilità

Il 2025 si è imposto come un anno emblematico per l’eterna dialettica tra il continente europeo e la potenza asiatica.Il26 febbraio, la Commissione Europea ha annunciato il Pacchetto Omnibus, un intervento che ha suscitato reazioni contrastanti: volto a ridurre il carico informativo della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), prevede la diminuzione del 50% degli oneri di rendicontazione e l’esclusione di circa 40.000 aziende su 50.000 — in prevalenza PMI — dall’obbligo di disclosure ESG.La soglia minima per il reporting è stata innalzata da 250 a 1.000 dipendenti, con un tetto di fatturato minimo di 450 milioni di euro, mentre le scadenze di applicazione sono state posticipate di due anni.Un segnale di prudenza, forse, ma che rischia di rallentare la spinta verso la trasparenza proprio nel momento in cui la sostenibilità diviene la moneta di scambio della competitività internazionale.

Mentre l’Europa si concede una pausa di riflessione, la Cina accelera con determinazione.Nel dicembre 2024, il Ministero delle Finanze di Pechino ha pubblicato i Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS), un corpus normativo che segna la volontà del Paese di assumere un ruolo guida nella definizione delle regole globali della sostenibilità.


La Cina introduce i propri standard di sostenibilità: un nuovo tassello nella governance globale

Con i nuovi Corporate Sustainability Disclosure Standards, la Cina entra ufficialmente nel dibattito internazionale sul reporting di sostenibilità.Dal 2027, le imprese cinesi saranno chiamate a rendicontare i propri impatti ambientali e sociali secondo uno schema ispirato agli standard dell’International Sustainability Standards Board (ISSB), ma adattato alle priorità locali e all’approccio europeo della doppia materialità, già previsto dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).

Le aziende dovranno quindi comunicare in modo sistematico e verificabile le proprie politiche di governance, strategia, gestione dei rischi/opportunità e metriche ESG, seguendo un impianto concettuale che mira a garantire comparabilità, trasparenza e integrità dei dati.

Il valore autentico di questa riforma non risiede solo nella norma, ma nella convergenza culturale che essa rappresenta: ogni Paese interpreta la sostenibilità secondo la propria sensibilità politica, economica e sociale, ma la direzione di marcia è ormai condivisa — più trasparenza, maggiore responsabilità, integrazione strutturale tra performance finanziaria e impatto socio-ambientale.E questo cambiamento non riguarderà soltanto le imprese cinesi: anche fornitori, partner e aziende europee che operano nel mercato asiatico dovranno adeguarsi, poiché le nuove regole attraverseranno inevitabilmente i confini, ridefinendo catene di fornitura e strategie globali.

In un mondo in cui la sostenibilità è divenuta linguaggio universale, la standardizzazione dei requisiti ESG costituisce un terreno comune di dialogo — ma anche una sfida per la coerenza e la comparabilità dei dati.E sorge spontanea una provocazione, tutt’altro che peregrina: e se il prossimo grande impulso alla sostenibilità arrivasse proprio da Oriente?


CSDS: architettura e struttura del sistema cinese

I Corporate Sustainability Disclosure Standards rappresentano l’infrastruttura più ambiziosa mai realizzata dalla Cina nel campo della sostenibilità aziendale.Pubblicati il 17 dicembre 2024, essi costituiscono un pilastro della strategia nazionale verso il picco delle emissioni entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060.

L’architettura normativa si articola su tre livelli:

  1. Basic Standards – stabiliscono principi generali, obiettivi e criteri di qualità delle informazioni;

  2. Specific Standards – affrontano ambiti tematici come clima, risorse idriche, biodiversità, salute e sicurezza;

  3. Application Guidelines – fungono da guida operativa per l’implementazione e l’armonizzazione settoriale.

I Basic Standards, suddivisi in sei sezioni e trentuno articoli, prevedono disposizioni su governance, strategia, gestione del rischio e metriche di performance, fondandosi su principi di rilevanza, comparabilità, affidabilità e verificabilità.


Elementi chiave: doppia materialità, finanza verde e supply chain

La doppia materialità

Elemento distintivo del modello cinese, la doppia materialità riprende il principio europeo della double relevance: le imprese sono chiamate a rendicontare sia gli impatti sociali e ambientali delle proprie attività (inside-out), sia i rischi e le opportunità ESG che possono incidere sulla performance finanziaria (outside-in).Questa simmetria concettuale garantisce una visione integrata della sostenibilità, utile tanto agli investitori quanto ai regolatori.

Finanza sostenibile

Nell’agosto 2025, il governo cinese ha introdotto il Green Finance Endorsed Project Catalogue, consolidando gli standard per prestiti e obbligazioni verdi.L’integrazione fra disclosure ESG e finanza sostenibile consente alle imprese di accedere a strumenti di credito agevolato, obbligazioni tematiche e incentivi fiscali, favorendo la transizione verso modelli produttivi a basse emissioni.Il mercato del debito verde in Cina ha superato i 550 miliardi di dollari nel 2024, segno tangibile di una trasformazione sistemica già in corso.

La catena di fornitura

L’Application Guide pubblicata nel settembre 2025 impone una valutazione estesa dei rischi ESG lungo l’intera catena del valore, includendo fornitori e distributori.Per le imprese europee, ciò significa maggiore disponibilità di dati utili al calcolo delle emissioni Scope 3 richieste dalla CSRD, ma anche la necessità di supportare i fornitori cinesi nella raccolta e nella qualità delle informazioni.


Calendario di implementazione

  • Febbraio 2024 – la China Securities Regulatory Commission impone la disclosure ESG per oltre 400 società quotate;

  • 30 aprile 2026 – pubblicazione dei primi report ESG relativi all’anno 2025;

  • 2027 – adozione obbligatoria degli standard climatici allineati all’IFRS S2;

  • 2030 – completamento del sistema CSDS e sua estensione a PMI e imprese non quotate.


CSDS e CSRD: convergenze e divergenze

Pur nascendo in contesti diversi, CSDS e CSRD condividono molti tratti fondamentali:entrambi applicano il principio della doppia materialità, richiedono la disclosure lungo la catena del valore, adottano un framework a quattro pilastri (governance, strategia, rischi, metriche) e integrano la sostenibilità nella rendicontazione finanziaria.La differenza principale risiede nel ritmo politico e nell’orientamento strategico: l’Europa rallenta, la Cina accelera, ma entrambe procedono nella medesima direzione evolutiva verso la standardizzazione globale.


Implicazioni per le imprese europee

Per le aziende europee con filiali o fornitori in Cina, l’introduzione dei CSDS comporta un adeguamento sostanziale dei processi di raccolta dati e di rendicontazione.Tuttavia, l’allineamento concettuale tra CSDS e CSRD offre anche un’opportunità di razionalizzazione: le multinazionali potranno strutturare sistemi di reporting unificati, riducendo duplicazioni e migliorando la coerenza delle informazioni ESG a livello globale.È un invito, dunque, a considerare la compliance non come mero obbligo burocratico, ma come leva strategica di competitività e credibilità internazionale.


L’Oriente che detta il passo

C’è un rammarico nel constatare come l’Europa, pioniera della sostenibilità, stia temporaneamente rallentando proprio quando la Cina imprime un’accelerazione decisiva.Ma la storia non è scritta: il futuro della sostenibilità sarà il risultato di un equilibrio dinamico fra leadership politica, pragmatismo economico e convergenza culturale.In questa fase di mutazione globale, una cosa è certa: la Cina non è più soltanto un attore economico, ma un co-architetto della governance mondiale della sostenibilità.

E forse — per la prima volta — la spinta propulsiva verso un’economia più responsabile e trasparente potrebbe arrivare davvero da Oriente.


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