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Green Claims e lotta al greenwashing: il nuovo decreto MIMIT e la realtà dietro la transizione verde

  • SR
  • 11 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min
Green Claims e lotta al greenwashing
Green Claims e lotta al greenwashing

Un provvedimento chiave per la transizione verde

Nella seduta del 5 novembre 2025, il Governo Meloni ha approvato il decreto legislativo di recepimento della Direttiva (UE) 2024/825, relativa alla responsabilizzazione dei consumatori nella transizione verde. Il provvedimento, promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rappresenta un passo significativo verso una comunicazione ambientale più chiara, verificabile e comparabile, con l’obiettivo di contrastare le pratiche di greenwashing e di tutelare sia i consumatori sia le imprese virtuose.

Nonostante il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri lo abbia definito “decreto contro i green claims”, il testo non recepisce la direttiva europea specificamente dedicata alle dichiarazioni ambientali, tuttora ferma in sede comunitaria, bensì un provvedimento che interviene sul Codice del Consumo e sulla disciplina delle pratiche commerciali sleali.


Il contesto europeo: due direttive, due livelli di severità

La distinzione tra i due atti europei è fondamentale.La Direttiva 2024/825, approvata nel marzo 2024 e ora recepita dall’Italia, introduce nuove regole di trasparenza e correttezza commerciale, integrando le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE.

Diversamente, la Direttiva sui Green Claims – quella destinata a disciplinare la verifica, validazione e certificazione indipendente delle dichiarazioni ambientali – è ancora bloccata presso la Commissione europea dopo l’ostruzionismo di alcuni Stati membri, tra cui proprio l’Italia.

La differenza tra i due provvedimenti è sostanziale:

  • la direttiva appena recepita introduce divieti e obblighi di trasparenza, ma non impone ancora la certificazione esterna dei claim;

  • la direttiva “Green Claims”, invece, renderà obbligatoria la dimostrazione scientifica e verificata delle affermazioni ambientali, segnando il passaggio da un regime di autodichiarazione a uno di verifica terza e indipendente.

L’attuale decreto, pertanto, costituisce un primo passo verso un quadro normativo europeo più rigoroso, che mira a ridurre l’ambiguità e la disinformazione ambientale.


Obiettivi e filosofia del decreto italiano

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha presentato il provvedimento sottolineando la duplice finalità di difendere il Made in Italy autenticamente sostenibile e di valorizzare la concorrenza leale.

Con questo provvedimento – ha dichiarato il ministro – puntiamo i riflettori sul fenomeno del greenwashing per difendere il Made in Italy autenticamente sostenibile e valorizzare chi compete con trasparenza e responsabilità. L’obiettivo è tutelare i consumatori e proteggere le imprese da pratiche scorrette che alterano la concorrenza”.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della strategia nazionale per la transizione ecologica e intende favorire un equilibrio tra sostenibilità e competitività, premiando le aziende che dimostrano con dati concreti i propri risultati ambientali.


Cosa prevede il decreto: definizioni, divieti e nuovi obblighi

Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri introduce una serie di innovazioni strutturali e definizioni tecniche che mirano a rendere più trasparente e verificabile la comunicazione ambientale.

Tra le principali disposizioni:

  1. Definizioni puntuali

    • Asserzione ambientale: qualunque comunicazione, scritta o simbolica, che attribuisca a un prodotto o a un’impresa caratteristiche positive per l’ambiente;

    • Marchio di sostenibilità: logo, sigillo o segno distintivo che veicoli messaggi di sostenibilità;

    • Durabilità e riparabilità: caratteristiche misurabili dei beni, che indicano la vita utile e la possibilità di manutenzione o riparazione.

  2. Aggiornamento del Codice del Consumo

    • Sono vietate le dichiarazioni ambientali generiche o ingannevoli (“impatto zero”, “neutro”, “verde”, “eco-friendly”) prive di evidenze verificabili;

    • Tali affermazioni saranno classificate come pratiche commerciali scorrette e soggette alle relative sanzioni amministrative.

  3. Trasparenza per i contratti online e le informazioni al consumatore

    • Introduzione di un avviso armonizzato sulla garanzia legale e di una etichetta armonizzata sulla durabilità dei prodotti, che renda immediatamente percepibile la qualità e la longevità dei beni;

    • Maggiore chiarezza nelle informazioni precontrattuali, in particolare per le vendite digitali.

  4. Rafforzamento della vigilanza dell’AGCM

    • L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sarà incaricata di vigilare sull’applicazione delle nuove norme, con potere di intervento e sanzione.

    • La vigilanza inizierà dai settori industriali più esposti – moda, tessile, elettromeccanica, alimentare e beni durevoli – dove la comunicazione ambientale incide fortemente sulla reputazione del marchio.


Impatti per le imprese: nuovi adempimenti e opportunità

Il decreto comporta per le imprese un importante sforzo di adeguamento interno.Le aziende dovranno:

  • riesaminare tutti i claim ambientali presenti su packaging, siti web e materiale promozionale;

  • predisporre audit documentali e sistemi di verifica interna a supporto delle dichiarazioni;

  • aggiornare etichette e contratti per conformarsi ai nuovi standard di trasparenza;

  • redigere analisi di impatto ambientale (ad esempio tramite metodologia Life Cycle Assessment) per comprovare la fondatezza dei messaggi.

Particolare attenzione dovrà essere posta dalle PMI, per le quali il MIMIT prevede misure di accompagnamento tecnico e un periodo transitorio di circa 12 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per l’adeguamento completo.

Le imprese che sapranno muoversi in anticipo potranno trasformare l’obbligo normativo in vantaggio competitivo, distinguendosi per trasparenza e affidabilità sui mercati nazionale e internazionale.


Una misura tra etica e competitività

Il decreto MIMIT assume un valore che travalica la mera dimensione normativa.Esso segna un cambio di paradigma culturale nella comunicazione della sostenibilità: non più marketing ambientale, ma accountability ambientale.

La misura rafforza la tutela dei consumatori, riduce il rischio di disinformazione ecologica e contribuisce alla credibilità del Made in Italy sui mercati globali, dove la trasparenza ambientale diventa un fattore determinante di fiducia e competitività.

La sostenibilità, da promessa, si trasforma così in atto dimostrabile, verificabile e comunicato secondo criteri di evidenza.


Dalla narrazione alla verifica

L’approvazione del decreto del 5 novembre 2025 rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di maturazione normativa della sostenibilità in Italia.Pur non essendo ancora la direttiva europea sui Green Claims, la misura pone le basi per una transizione dalla retorica alla responsabilità, dal messaggio alla prova.

In prospettiva, il recepimento della futura direttiva europea completerà questo processo, imponendo certificazioni indipendenti e ponendo fine ai claim autoreferenziali.Fino ad allora, il decreto MIMIT costituisce un pilastro di trasparenza: uno strumento che rafforza la fiducia, tutela il consumatore e offre alle imprese serie la possibilità di distinguersi in modo credibile.



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