I KPI ESG che ogni Consiglio di Amministrazione dovrebbe monitorare nel 2026
- SR
- 15 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Dalla rendicontazione alla governance strategica del rischio e del valore
1. Introduzione: oltre la compliance, verso la responsabilità strategica
Nel 2026 la sostenibilità aziendale non può più essere interpretata come un esercizio accessorio di rendicontazione, né tantomeno come una funzione ancillare rispetto alle decisioni strategiche del vertice. L’entrata a regime della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), l’adozione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e la crescente integrazione dei fattori ESG nella valutazione del rischio finanziario impongono ai Consigli di Amministrazione un salto di paradigma: governare la sostenibilità come sistema di indicatori strategici, e non come sommatoria di metriche operative.
In questo contesto, la selezione e il monitoraggio di Key Performance Indicators ESG realmente rilevanti diventa una responsabilità diretta del Board, al pari degli indicatori economico-finanziari tradizionali.
2. KPI ESG e governance: un cambio di funzione, non solo di forma
Storicamente, molti indicatori ESG sono stati concepiti per rispondere a esigenze di disclosure verso l’esterno. Nel nuovo scenario normativo e di mercato, invece, i KPI ESG assumono tre funzioni fondamentali per il CdA:
Valutazione dei rischi strutturali (fisici, di transizione, reputazionali)
Misurazione della resilienza del modello di business
Orientamento delle decisioni strategiche di medio-lungo periodo
Ne deriva che non tutti i KPI ESG sono “board-level”. Il Consiglio non deve monitorare tutto, ma ciò che è materialmente rilevante per la creazione e la protezione del valore nel tempo.
3. I KPI ambientali strategici per il Board
3.1 Emissioni GHG normalizzate e traiettoria di riduzione
Indicatore chiave:
Emissioni Scope 1, 2 e 3 normalizzate (es. per unità di fatturato o output)
Allineamento a target science-based
Perché è rilevante per il CdA: Non è il dato assoluto a essere strategico, bensì la traiettoria di riduzione e la sua coerenza con:
investimenti pianificati,
politiche di approvvigionamento,
roadmap tecnologica.
Il Board deve interrogarsi non solo sul “quanto”, ma sul come e sul quando la decarbonizzazione avviene.
3.2 Intensità energetica e mix delle fonti
Indicatore chiave:
Consumo energetico per unità di output
Percentuale di energia rinnovabile (autoprodotta vs acquistata)
Valenza strategica: L’intensità energetica è sempre più correlata:
all’esposizione ai prezzi dell’energia,
alla competitività industriale,
alla stabilità delle catene di fornitura.
Per il CdA, questo KPI è un proxy diretto di rischio operativo e finanziario.
4. KPI sociali: dal capitale umano al rischio reputazionale
4.1 Turnover critico e retention dei profili chiave
Indicatore chiave:
Tasso di turnover sui ruoli strategici
Tempo medio di sostituzione
Perché è board-level: La perdita di competenze critiche, soprattutto nei settori tecnici e green, rappresenta un rischio strutturale spesso sottovalutato. Questo KPI segnala la capacità dell’organizzazione di trattenere capitale umano strategico in un mercato del lavoro sempre più selettivo.
4.2 Sicurezza sul lavoro: indicatori predittivi, non solo consuntivi
Indicatore chiave:
Near miss
Incident rate con analisi di trend
Valenza strategica: Un CdA maturo non osserva solo gli infortuni avvenuti, ma la capacità del sistema di prevenire eventi critici, anticipando potenziali impatti legali, reputazionali e operativi.
5. KPI di governance: la vera discriminante nel 2026
5.1 Integrazione ESG nei sistemi di incentivazione
Indicatore chiave:
Percentuale di remunerazione variabile legata a obiettivi ESG
Perché è centrale: Questo KPI misura il grado reale di integrazione della sostenibilità nei processi decisionali, distinguendo tra:
sostenibilità dichiarata
sostenibilità effettivamente governata
Senza un allineamento degli incentivi, gli obiettivi ESG rimangono aspirazioni.
5.2 Qualità del processo di doppia materialità
Indicatore chiave:
Frequenza di aggiornamento
Coinvolgimento degli stakeholder
Integrazione nei processi strategici
Valenza per il Board: La doppia materialità non è un esercizio statico, ma un sistema dinamico di lettura del rischio e dell’impatto. Il CdA deve monitorarne la qualità metodologica, non solo l’esistenza formale.
6. Rischi di una cattiva selezione dei KPI ESG
Un set di indicatori mal progettato genera tre distorsioni principali:
Sovraccarico informativo, che riduce la capacità decisionale
Focalizzazione su metriche irrilevanti, con spreco di risorse
Falsa percezione di controllo, che aumenta il rischio sistemico
Il rigore nella selezione è quindi una forma di responsabilità fiduciaria.
Nel 2026 i Consigli di Amministrazione saranno giudicati non per il numero di indicatori ESG monitorati, ma per la qualità delle decisioni assunte sulla base di essi. I KPI ESG più evoluti non servono a raccontare un’organizzazione migliore, bensì a governare un’organizzazione più resiliente, capace di navigare complessità, volatilità e transizioni strutturali.
La sostenibilità, quando è ben misurata, smette di essere un tema etico astratto e diventa ciò che deve essere: una leva di governo del rischio e del valore nel lungo periodo.



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