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Il piano strategico 2026-2030 di Snam: infrastrutture energetiche, sicurezza del sistema e sostenibilità nella transizione climatica

  • SR
  • 15 mar
  • Tempo di lettura: 5 min
Il piano strategico 2026-2030 di Snam
Il piano strategico 2026-2030 di Snam

La transizione energetica europea sta ridefinendo il ruolo degli operatori infrastrutturali nel settore del gas. Le reti energetiche non sono più concepite esclusivamente come sistemi di trasporto di combustibili fossili, ma come piattaforme energetiche integrate, in grado di supportare la progressiva integrazione di vettori energetici decarbonizzati.

In questo contesto si inserisce il nuovo piano strategico 2026-2030 di Snam, che rappresenta uno dei più ambiziosi programmi di investimento nel panorama energetico italiano ed europeo.

Il piano, approvato dal consiglio di amministrazione presieduto da Alessandro Zehentner e guidato dall’amministratore delegato Agostino Scornajenchi, prevede investimenti complessivi per circa 13,7 miliardi di euro al netto dei contributi pubblici.

L’obiettivo strategico è duplice:

  • rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema energetico nazionale;

  • accelerare la transizione verso un sistema energetico a basse emissioni.

La strategia si fonda sull’evoluzione della rete gas in una infrastruttura multi-vettore, capace di integrare gas naturale, biometano, idrogeno e tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂.


I risultati economici 2025: una base solida per il nuovo ciclo strategico

Il piano industriale prende avvio da risultati economico-finanziari particolarmente solidi registrati nel 2025.

Nel corso dell’esercizio il gruppo ha conseguito:

  • ricavi totali pari a 3,9 miliardi di euro, in crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente;

  • utile netto adjusted pari a 1,4 miliardi di euro, con un incremento del 10,3%.

La crescita è stata trainata principalmente dal rafforzamento delle attività regolamentate, che rappresentano il cuore del modello di business dell’azienda. In particolare, i risultati sono stati sostenuti da:

  • espansione della Regulatory Asset Base (RAB);

  • aggiornamento delle tariffe di trasporto e stoccaggio;

  • entrata in esercizio di nuovi asset strategici come il terminale FSRU di Ravenna;

  • consolidamento delle attività di stoccaggio tramite Stogit Adriatica.

Gli investimenti complessivi nel 2025 hanno raggiunto 2,7 miliardi di euro, con una forte componente orientata alla sostenibilità.

In particolare:

  • il 34% degli investimenti è allineato alla tassonomia europea;

  • il 54% contribuisce agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Tra gli SDG maggiormente interessati figurano:

  • SDG 7 – Energia pulita e accessibile

  • SDG 9 – Industria, innovazione e infrastrutture

  • SDG 13 – Lotta al cambiamento climatico


Performance ambientali e leadership ESG

Parallelamente ai risultati economici, il gruppo ha registrato progressi significativi anche sul fronte della sostenibilità ambientale e della finanza ESG.

Nel 2025 le emissioni dirette e indirette (Scope 1 e Scope 2) sono diminuite:

  • del 9% rispetto al 2024

  • di circa il 35% rispetto alla baseline del 2022

Un contributo determinante è arrivato dalla riduzione delle emissioni di metano, diminuite:

  • di oltre il 12% nell’ultimo anno

  • di circa il 67% rispetto ai livelli di riferimento fissati dall’United Nations Environment Programme.

Per quanto riguarda le emissioni indirette della catena del valore (Scope 3), il gruppo ha registrato:

  • una riduzione del 14% rispetto al 2022

  • stabilità rispetto ai livelli del 2024.

Inoltre, l’intensità carbonica dei fornitori è diminuita di circa il 20% rispetto alla baseline 2022, segnalando un progressivo coinvolgimento della supply chain nei processi di decarbonizzazione.

Sul piano della governance ESG, la società ha consolidato il proprio posizionamento nei principali rating internazionali:

  • rating “A” nel Climate Change Programme di CDP

  • rating “AA” nel ranking ESG di MSCI

  • inclusione nel Dow Jones Sustainability Index

  • riconoscimento tra le utility gas più sostenibili da Sustainalytics.

Nel 2025 il gruppo ha inoltre ricevuto l’Oscar di Bilancio per la migliore rendicontazione di sostenibilità in Italia, confermando l’impegno verso trasparenza e accountability.


Il nuovo piano di investimenti: 13,7 miliardi per le infrastrutture energetiche

Il piano strategico 2026-2030 rappresenta il più grande programma di investimenti nella storia del gruppo.

Gli investimenti previsti ammontano a 13,7 miliardi di euro, con circa il 97% delle risorse concentrato nelle attività regolamentate.

La distribuzione degli investimenti segue alcune direttrici infrastrutturali chiave.


Trasporto del gas

La quota principale degli investimenti riguarda il segmento del trasporto del gas, con circa 9,2 miliardi di euro destinati allo sviluppo e al potenziamento della rete.

Tra i principali progetti infrastrutturali figurano:

  • completamento della Linea Adriatica, uno degli assi strategici del sistema energetico nazionale;

  • sviluppo della rete gas in Sardegna;

  • sostituzione di circa 1.000 chilometri di gasdotti, progettata per rendere le infrastrutture compatibili con il trasporto di idrogeno.


Stoccaggio e compressione

Circa 2,1 miliardi di euro saranno destinati all’ammodernamento dei siti di stoccaggio e all’installazione di nuove stazioni di compressione dual-fuel, progettate per gestire diverse tipologie di gas e garantire maggiore flessibilità operativa.


Rigassificazione

Nel settore della rigassificazione sono previsti circa 1 miliardo di euro di investimenti, destinati a:

  • rafforzare il terminale di Panigaglia;

  • consolidare il controllo del terminale OLT Offshore LNG Toscana.

Queste infrastrutture risultano fondamentali per garantire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la sicurezza energetica del sistema nazionale.


Tecnologie per la decarbonizzazione: CCS e idrogeno

Una componente crescente del piano riguarda lo sviluppo di tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni industriali.


Il progetto Ravenna CCS

Circa 800 milioni di euro saranno investiti nel progetto Ravenna CCS, sviluppato in collaborazione con Eni.

Il progetto comprende:

  • infrastrutture di trasporto della CO₂ gestite da Snam;

  • siti di stoccaggio geologico offshore.

La capacità potenziale complessiva del sistema supera 500 milioni di tonnellate di CO₂, rendendolo uno dei più grandi hub europei di carbon capture and storage.

Il progetto è parte dell’iniziativa Callisto Mediterranean CO₂ Network ed è incluso tra i Progetti di Interesse Comune dell’Unione Europea (PCI).

La seconda fase del progetto prevede una capacità di stoccaggio di circa 4 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, mentre la decisione finale di investimento è attesa entro il 2027.


La dorsale nazionale dell’idrogeno

Il piano prevede inoltre circa 200 milioni di euro per lo sviluppo della dorsale nazionale dell’idrogeno.

L’infrastruttura sarà realizzata:

  • per circa il 60% attraverso la riconversione di gasdotti esistenti

  • per il restante 40% tramite nuove infrastrutture dedicate.

Il progetto è incluso nella sesta lista dei Progetti di Interesse Comune dell’Unione Europea e ha ottenuto 24 milioni di euro di cofinanziamento dal programma Connecting Europe Facility.


Biometano e soluzioni di mercato per la transizione

Tra le cosiddette Market Solutions rientrano anche gli investimenti nel biometano e nelle soluzioni di efficienza energetica.

Circa 140 milioni di euro saranno destinati all’espansione della capacità produttiva tramite la controllata Bioenerys, che rappresenta attualmente la più grande piattaforma italiana nel settore.

Alla fine del 2025 la società gestiva:

  • 26 impianti agricoli (33 MW)

  • 9 impianti da rifiuti organici (14 MW)

per una capacità complessiva di 47 MW di impianti di biometano e biogas.

Il piano strategico prevede tuttavia la cessione di questa attività entro il 2027, in conformità alle indicazioni dell’ARERA sulla separazione tra attività regolate e non regolate.


Scenario energetico e ruolo dell’Italia come hub mediterraneo

Le prospettive strategiche del piano si inseriscono in un contesto energetico globale caratterizzato da crescente domanda di energia.

Secondo gli scenari elaborati dall’International Energy Agency, il fabbisogno energetico mondiale continuerà a crescere nei prossimi decenni, trainato da:

  • espansione delle economie emergenti

  • crescita della digitalizzazione

  • aumento della domanda industriale.

In questo contesto il gas naturale continuerà a svolgere un ruolo rilevante come fonte flessibile in grado di bilanciare la produzione intermittente delle energie rinnovabili.

In Italia la domanda di gas è prevista rimanere sostanzialmente stabile fino al 2035, mentre si prevede un aumento dei flussi di esportazione verso il resto d’Europa.

Questo scenario rafforza il potenziale del Paese come hub energetico mediterraneo, un obiettivo che il piano industriale di Snam intende perseguire attraverso il potenziamento delle infrastrutture e l’integrazione progressiva tra gas naturale, idrogeno, biometano e tecnologie di cattura della CO₂.


Il nuovo piano strategico 2026-2030 di Snam rappresenta un passaggio cruciale nell’evoluzione delle infrastrutture energetiche italiane.

Attraverso investimenti senza precedenti e un forte orientamento alla sostenibilità, il gruppo punta a trasformare il proprio sistema infrastrutturale in una piattaforma energetica integrata, capace di sostenere la sicurezza energetica e allo stesso tempo abilitare la decarbonizzazione dell’economia.

Il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità di integrare tre dimensioni fondamentali:

  1. sicurezza degli approvvigionamenti energetici

  2. competitività del sistema industriale

  3. riduzione delle emissioni climalteranti.

Se queste dimensioni riusciranno a convergere, il sistema infrastrutturale sviluppato da Snam potrà rappresentare uno dei pilastri della futura architettura energetica europea, contribuendo in modo significativo alla transizione verso un sistema energetico più resiliente e sostenibile.

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