top of page

Piano di Impresa Intesa Sanpaolo 2026-2029: la sostenibilità come architettura del modello bancario

  • SR
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min
Piano di Impresa Intesa Sanpaolo 2026-2029
Piano di Impresa Intesa Sanpaolo 2026-2029

Con la presentazione del Piano di Impresa 2026-2029, Intesa Sanpaolo compie un passaggio di maturità importante: la sostenibilità – ambientale, sociale e di governance – non viene più trattata come una dimensione “aggiuntiva”, ma come parte integrante dell’architettura industriale della banca.

Il Piano nasce come naturale evoluzione del ciclo 2022-2025, chiuso con dodici anni consecutivi di crescita dell’utile netto e con un rafforzamento strutturale del profilo patrimoniale e di rischio. Non introduce cambiamenti radicali, ma scala un modello già collaudato, puntando su esecuzione rigorosa, tecnologia e crescita selettiva.

Tre numeri sintetizzano l’ambizione complessiva al 2029:

  • Utile netto superiore a 11,5 miliardi di euro

  • Circa 50 miliardi di euro di ritorni complessivi agli azionisti

  • Creazione di valore per circa 500 miliardi di euro per l’economia reale e gli stakeholder


1. Un modello di banca resiliente: Zero-NPL e basso rischio strutturale

Il primo pilastro del Piano è la resilienza, intesa come capacità di attraversare cicli economici complessi senza compromettere solidità e continuità operativa.

Intesa Sanpaolo conferma il proprio posizionamento come Zero-NPL Bank, con:

  • NPL ratio netto inferiore all’1% per tutta la durata del Piano

  • Costo del rischio stabilmente tra 25 e 30 punti base

  • CET1 ratio sempre superiore al 12,5%

Questo profilo non è solo un punto di forza finanziario, ma un fattore abilitante della sostenibilità: una banca con rischio contenuto è in grado di accompagnare famiglie e imprese nella transizione senza scaricare instabilità sul sistema.

Non a caso, Intesa Sanpaolo continua a essere riconosciuta come la banca più resiliente d’Europa, anche alla luce degli stress test EBA.


2. Redditività sostenibile: ROE >20% senza fare leva sui tassi

Uno degli aspetti più rilevanti del Piano 2026-2029 è l’obiettivo di Return on Equity sostenibile superiore al 20%, da raggiungere senza dipendere dall’aumento dei tassi di interesse.

Il modello di crescita si basa su:

  • commissioni ricorrenti,

  • wealth management,

  • protezione,

  • advisory evoluta,

  • fabbriche prodotto interamente controllate.

I ricavi cresceranno con un CAGR di circa il 3%, in linea con il PIL nominale, raggiungendo 30,7 miliardi di euro nel 2029.La redditività attesa è di livello best-in-class:

  • ROE al 22%

  • ROTE al 27%

Dal punto di vista ESG, questo approccio riduce la volatilità, migliora la qualità della relazione con il cliente e allunga l’orizzonte temporale delle decisioni.


3. Efficienza, tecnologia e riduzione strutturale dei costi

Il Piano è fortemente ancorato alla disciplina operativa. I costi assoluti sono previsti in calo dell’1,8% tra il 2025 e il 2029, nonostante il continuo investimento in tecnologia e crescita.

Il cost/income ratio scenderà al 36,8% nel 2029, grazie a:

  • investimenti tecnologici già implementati,

  • roll-out della piattaforma cloud-native isytech,

  • ricambio generazionale gestito senza costi sociali,

  • automazione e digitalizzazione dei processi.

Entro il 2029, il 100% delle applicazioni opererà in cloud.L’Intelligenza Artificiale è integrata nei processi core per:

  • aumentare la produttività,

  • migliorare la gestione del rischio (inclusi quelli climatici),

  • rafforzare i controlli interni,

  • trasformare il modello di servizio nel retail, nel wealth e nel corporate.

La tecnologia diventa così una leva ESG indiretta, migliorando efficienza, controllo e qualità delle decisioni.


4. ESG sociale: un miliardo contro la povertà e per l’inclusione

Il Piano 2026-2029 rafforza la leadership di Intesa Sanpaolo nell’impatto sociale, con un contributo aggiuntivo di circa 1 miliardo di euro per:

  • contrasto alla povertà,

  • riduzione delle disuguaglianze,

  • inclusione finanziaria.

L’effetto moltiplicatore stimato è pari a circa 3 miliardi di euro sull’ecosistema socio-economico.La creazione di valore viene esplicitamente estesa a famiglie, imprese, comunità e terzo settore, confermando un’idea di banca come attore sistemico, non solo finanziario.


5. ESG ambientale: transizione sostenibile e Net Zero al 2030

Sul fronte climatico, il Piano conferma e rafforza gli obiettivi Net Zero al 2030:

  • emissioni proprie,

  • emissioni finanziate,

  • attività di asset management e assicurative.

Nel periodo 2026-2029:

  • il 30% dei nuovi finanziamenti a medio-lungo termine sarà destinato a finanza sostenibile,

  • per un controvalore stimato di circa 25 miliardi di euro,

  • su oltre 370 miliardi di nuovi finanziamenti complessivi a famiglie e imprese.

Il ruolo di Intesa Sanpaolo è quello di abilitatore della transizione dell’economia reale, con la consapevolezza che la sfida non è solo allocare capitale, ma indirizzarlo correttamente nei settori e nei progetti in grado di ridurre le emissioni nel tempo.


6. Le persone come infrastruttura della transizione

Il Piano riconosce che non esiste transizione senza competenze.Sono previsti:

  • percorsi di formazione e riqualificazione per circa 10.000 persone,

  • inserimento di oltre 6.000 giovani in Italia e 8.000 complessivamente,

  • coinvolgimento annuale di circa 20.000 dipendenti in programmi formativi avanzati.

Grande attenzione è dedicata a:

  • competenze digitali e consulenziali,

  • welfare e wellbeing,

  • flessibilità organizzativa,

  • rafforzamento della cultura di Gruppo tramite un Codice di Cultura condiviso.


7. Crescita internazionale e modelli scalabili

Il Piano è il più tecnologico e internazionale mai presentato dal Gruppo.Le International Banks diventano un motore di crescita sempre più rilevante, esportando un modello italiano già collaudato.

Entro il 2029:

  • sarà creata una rete di circa 1.200 advisor in stile Fideuram nelle Banche Internazionali,

  • crescerà il contributo all’utile netto del Gruppo,

  • si rafforzeranno le sinergie con le fabbriche prodotto e con isytech.

Accanto a questo, isybank resta la piattaforma chiave per l’acquisizione digitale, mentre isywealth Europe rappresenta un’opzione strategica per estendere il modello di wealth management in Francia, Germania e Spagna, con un approccio prudente e disciplinato.


Sostenibilità come disciplina industriale

Il Piano di Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo non propone una sostenibilità “di facciata”, ma una sostenibilità incorporata nel modello di business:basso rischio, tecnologia, persone, impatto sociale e transizione climatica diventano ingranaggi dello stesso sistema.

La vera sfida sarà, come sempre, l’esecuzione:misurare l’impatto, allineare progressivamente i portafogli agli obiettivi Net Zero e mantenere coerenza tra dichiarazioni strategiche e scelte operative.

Il Piano fornisce una base solida. Ora sarà il tempo – e i dati – a dire quanto questa visione saprà tradursi in risultati concreti.

Commenti


bottom of page