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Regolamento SFDR: cosa cambia con la proposta di revisione della Commissione UE

  • SR
  • 4 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min
Regolamento SFDR: cosa cambia con la proposta di revisione della Commissione UE
Regolamento SFDR: cosa cambia con la proposta di revisione della Commissione UE

La Commissione Europea ha presentato una nuova proposta di modifica del Regolamento SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) con un obiettivo preciso: semplificare, chiarire e rendere più affidabili le informazioni sulla sostenibilità nei prodotti finanziari.

Dopo anni di applicazione pratica, critiche da parte del mercato e rischi crescenti di greenwashing, Bruxelles interviene per ridisegnare un impianto normativo che, pur nato per aumentare la trasparenza, si è rivelato spesso troppo complesso e poco omogeneo.


Meno burocrazia, più chiarezza: cambia il sistema delle disclosure

Uno dei punti cardine della proposta riguarda la semplificazione degli obblighi informativi.


Niente più obblighi PAI a livello di entità

Viene eliminato l’obbligo, oggi previsto dall’SFDR, di pubblicare informazioni sui Principal Adverse Impacts (PAI) a livello di entità. Si tratta di una delle disposizioni più onerose e criticate, soprattutto dai piccoli operatori finanziari.

Il focus si sposta dal “chi” al “cosa”: meno oneri per le società finanziarie, più qualità nelle informazioni fornite sui singoli prodotti.


Informative più brevi e mirate

Le disclosure diventano:

  • più sintetiche,

  • più confrontabili,

  • più aderenti alle reali strategie ESG sottostanti.

Obiettivo: evitare documenti prolissi che finiscono per confondere gli investitori retail.


Nasce un nuovo sistema di classificazione

Una delle innovazioni più rilevanti è l’introduzione di tre categorie standardizzate di prodotti ESG. La Commissione UE supera di fatto l’ambiguità delle categorie Art. 8 e Art. 9, troppo spesso interpretate in modo diverso dai singoli operatori.


Le tre nuove categorie

Sustainable (ex Art. 9)

Prodotti che contribuiscono direttamente a obiettivi di sostenibilità, investendo in attività già altamente allineate agli standard ESG.

Transition (ex Art. 7)

Prodotti che supportano società o progetti in fase di transizione, con piani credibili di miglioramento e riduzione degli impatti negativi.

ESG Basics (ex Art. 8)

Prodotti che adottano approcci ESG come:

  • screening,

  • esclusioni,

  • best-in-class.

Sono fondi che integrano criteri ESG, ma non puntano direttamente a obiettivi di sostenibilità.

Il nuovo vincolo del 70%

Tutte le categorie prevedono un requisito minimo: almeno il 70% del portafoglio deve essere effettivamente investito in linea con la strategia ESG dichiarata.

Una misura pensata per limitare il greenwashing e rafforzare la fiducia degli investitori.


Perché l’SFDR cambia: gli obiettivi della revisione

La proposta della Commissione punta a risolvere alcune criticità emerse negli ultimi anni.


Più accessibilità per gli investitori

Le nuove regole intendono rendere la sostenibilità più comprensibile ai risparmiatori retail, evitando tecnicismi e strutture informative troppo complesse.


Meno greenwashing

Con criteri più chiari e classificazioni più oggettive, la revisione intende:

  • ridurre le ambiguità,

  • limitare le dichiarazioni fuorvianti,

  • facilitare la comparabilità tra prodotti.


Maggiore competitività per la finanza europea

Un quadro normativo più semplice può:

  • ridurre costi e oneri burocratici,

  • attrarre più capitali,

  • facilitare l’innovazione dei prodotti ESG.


Supporto alla nuova Savings & Investments Union

La proposta si inserisce nel più ampio progetto europeo volto a:

  • mobilitare i risparmi privati,

  • convogliarli verso investimenti sostenibili,

  • stimolare la partecipazione degli investitori ai mercati europei.


Cosa cambia davvero per il mercato ESG

La revisione dell’SFDR rappresenta un passo decisivo per rendere la finanza sostenibile più:

  • trasparente,

  • semplice,

  • credibile.

Per gli operatori finanziari significa un quadro più chiaro in cui muoversi.Per gli investitori, soprattutto retail, significa finalmente poter capire — senza dubbi o tecnicismi — cosa rende “sostenibile” un prodotto ESG.

Il messaggio è chiaro: la sostenibilità non deve essere complicata. Deve essere affidabile, comprensibile e misurabile.

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