Senza competenze green non c’è transizione: cosa ci dice il Green Skills Report di LinkedIn
- SR
- 12 gen
- Tempo di lettura: 3 min

La transizione ecologica non è solo una sfida tecnologica o normativa: è, prima di tutto, una sfida di competenze. A confermarlo è il LinkedIn Global Green Skills Report, che fotografa con dati concreti uno dei principali colli di bottiglia della sostenibilità: la distanza crescente tra la domanda di competenze green e l’offerta reale sul mercato del lavoro.
Il report mostra come stanno cambiando i ruoli, le carriere e le strategie aziendali, offrendo spunti cruciali per imprese, policymaker e professionisti ESG.
La crescita delle green skills corre più veloce dei lavoratori
Uno dei messaggi più chiari del report è il divario strutturale tra domanda e offerta. Secondo LinkedIn, la richiesta di competenze green cresce a un ritmo significativamente superiore rispetto alla disponibilità di professionisti qualificati, creando un mismatch che rischia di rallentare la transizione sostenibile.
Questo fenomeno riguarda:
settori tradizionalmente “verdi” (energia, utilities, ambiente),
ma sempre più anche ambiti non specialistici come finanza, supply chain, HR, IT e operations.
La sostenibilità non è più una funzione separata: è una competenza trasversale.
Le green skills non sono solo “ambientali”
Un aspetto particolarmente interessante del report è la definizione ampia di green skills. Non si parla solo di competenze tecniche legate a energie rinnovabili o gestione ambientale, ma anche di capacità come:
analisi dei dati ESG,
gestione dei rischi climatici,
progettazione di processi circolari,
conoscenza delle normative ambientali e sociali,
integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali.
Questo conferma un punto chiave: le competenze green non sostituiscono quelle tradizionali, ma le trasformano.
Imprese: la sostenibilità come leva competitiva sul mercato del lavoro
Dal report emerge un dato strategico per le aziende: le imprese che investono in sostenibilità e competenze green risultano più attrattive per i talenti, soprattutto tra le generazioni più giovani.
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, l’ESG diventa:
un fattore di employer branding,
uno strumento di retention,
una leva per attrarre profili altamente qualificati.
Non è un caso che molte aziende stiano iniziando a integrare obiettivi di sostenibilità anche nelle politiche HR e nei percorsi di formazione interna.
Il rischio: una transizione rallentata dalla mancanza di competenze
Il report lancia però anche un avvertimento chiaro. Senza investimenti strutturali in reskilling e upskilling, il rischio è che la transizione verde resti sulla carta, frenata da una carenza di competenze operative.
Questo rischio è particolarmente rilevante per:
PMI, che spesso non dispongono di risorse dedicate;
settori industriali in fase di trasformazione;
territori con ecosistemi formativi meno sviluppati.
In questo contesto, la collaborazione tra imprese, istituzioni e sistemi educativi diventa centrale.
ESG, competenze e compliance: un legame sempre più stretto
Un altro elemento di rilievo per chi si occupa di sostenibilità aziendale è il collegamento tra green skills e compliance ESG. Normative come CSRD, CSDDD e SFDR richiedono competenze sempre più sofisticate per:
raccogliere e analizzare dati non finanziari;
gestire rischi ambientali e sociali;
integrare la sostenibilità nei processi decisionali.
Senza persone formate, il rischio è trasformare la compliance ESG in un mero esercizio burocratico, invece che in un reale strumento di creazione di valore.
Cosa ci dice davvero il Green Skills Report
In sintesi, il LinkedIn Green Skills Report ci restituisce una fotografia chiara:
la sostenibilità sta ridisegnando il mercato del lavoro;
le competenze green sono già oggi un fattore critico di competitività;
il vero gap non è tecnologico, ma umano e organizzativo.
Per le aziende, il messaggio è inequivocabile: investire in competenze green non è un costo, ma una scelta strategica per affrontare la transizione ecologica, la compliance normativa e le aspettative di investitori e stakeholder.



Commenti