Tod’s sotto accusa: nuove pesanti accuse di caporalato scuotono il lusso italiano
- SR
- 27 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min

La griffe italiana di lusso Tod’s è al centro di un’inchiesta giudiziaria molto grave: la Procura di Milano ha formulato accuse di caporalato contro l’azienda e tre suoi manager, sostenendo che Tod’s avrebbe ‘volutamente ignorato’ lo sfruttamento di manodopera in subappalto. L’inchiesta riapre il dibattito su responsabilità sociale nelle filiere del lusso, governance ESG, controlli e trasparenza nei modelli produttivi.
Le accuse: cosa sostiene la Procura
Secondo la Procura di Milano (pm Paolo Storari), Tod’s sarebbe consapevole di condizioni di sfruttamento in alcuni laboratori subappaltatori, con operai cinesi pagati somme irrisorie e in condizioni abitative degradanti.
Gli audit effettuati da Tod’s — o commissionati da essa — avrebbero rilevato già da anni “gravi violazioni”: orari di lavoro oltre i limiti, sicurezza carente, salari troppo bassi e strutture abitative fatiscenti per i lavoratori.
La Procura ha chiesto un divieto di pubblicità per 6 mesi per Tod’s, come misura cautelare per impedire che il marchio continui a promuovere i propri prodotti mentre l’inchiesta procede.
Tod’s è indagata non solo per omissione, ma anche per dolo: la Procura fa riferimento a una “cecità intenzionale”, ossia una cultura aziendale che non avrebbe reagito alle evidenze degli audit.
Tra i manager indagati ci sono Simone Bernardini, Mirko Bartolini e Vittorio Mancini.
La Cassazione ha stabilito che il procedimento giudiziario si svolgerà ad Ancona, dove ha sede una parte degli opifici coinvolti.
Testimonianze drammatiche
Secondo le indagini:
Alcuni lavoratori hanno dichiarato di guadagnare 2,75 €/ora, molto al di sotto dei minimi contrattuali, anche durante turni notturni e festività.
I dormitori in cui dormivano alcuni operai sarebbero in condizioni degradanti, e parte dello stipendio veniva trattenuta per vitto e alloggio.
L’operaia di un laboratorio ha riferito che il suo salario era legato al numero di tomaie prodotte (“se non lavoro non vengo retribuita”), segnalando una forte dipendenza produttiva dal lavoro sottopagato.
Le reazioni di Tod’s
Tod’s ha contestato le accuse definendole “preoccupanti” per il “tempismo” dell’inchiesta.
Diego Della Valle, storico presidente e figura simbolo dell’azienda, ha difeso il gruppo sostenendo di aver attuato “controlli costanti” sui fornitori e che non si può controllare ogni subfornitore.
L’azienda sostiene di rispettare la legge e di avere procedure di audit, ma per la Procura tali audit non sarebbero stati seguiti da azioni correttive concrete.
Implicazioni ESG e di reputazione
1. Responsabilità della filiera
Questo caso mette in luce ancora una volta quanto sia fragile la catena di approvvigionamento anche nelle eccellenze del lusso. Le aziende sono chiamate — anche nel lusso — a garantire un controllo attivo su subappaltatori e fornitori, non limitandosi a audit passivi.
2. Governance aziendale
L’indagine sugli alti dirigenti solleva domande sulle politiche di governance di Tod’s: fino a che punto il management è responsabile per le pratiche sfruttatrici nei subappalti?
3. Risk reputazionale
Un brand del lusso come Tod’s rischia un serio danno d’immagine se emergono prove di lavoro forzato o salari pavimentari. Per gli investitori ESG, la integrità delle pratiche di produzione non è più solo un tema “sociale”, ma un rischio concreto.
4. Modelli organizzativi
I modelli organizzativi aziendali possono essere ritenuti “inadeguati” se non prevedono meccanismi efficaci per prevenire lo sfruttamento. L’indagine potrebbe spingere molte imprese a rivedere le proprie policy di subappalto e compliance.
L’inchiesta su Tod’s rappresenta un momento cruciale per il mondo del lusso italiano e internazionale. Non si tratta solo di responsabilità giudiziaria, ma di etica aziendale, sostenibilità sociale e trasparenza della supply chain. Le accuse di caporalato nel lusso non sono più solo episodi isolati: sono segnali che il settore deve affrontare una trasformazione profonda.
Per le aziende del comparto, l’invito è chiaro: non basta fare audit superficiali. Serve un impegno strutturale per garantire che i diritti dei lavoratori siano rispettati in ogni fase della catena. Gli investitori ESG, da parte loro, avranno gli occhi puntati su come i marchi risponderanno a queste richieste di responsabilità.
Se Todd’s riuscirà a uscire da questa crisi, il suo percorso potrà diventare un precedente importante — ma se non lo farà, rischierà di compromettere seriamente la fiducia nel “Made in Italy” del lusso.



Commenti